Tradurre e ritradurre. Gli incontri di Strade a Tempo di libri

22 febbraio 2018

Quella del traduttore è una delle figure chiave del lavoro editoriale. Se i libri spaziano tra culture, Paesi ed epoche allargando il nostro sguardo sul mondo e accrescendo la nostra comprensione dell’«altro» è perché le editorie possono parlarsi liberamente, valicando i rispettivi confini geografici e linguistici e scambiandosi i migliori frutti delle loro produzioni. E lo fanno grazie al lavoro di precisione dei traduttori: un lavoro fatto di mediazione e rispetto, di cura, conoscenza e ricerca. Un lavoro non meno importante – anzi, forse ancora più complesso e certosino – quando si rivolge a opere già tradotte in precedenza, già affidate alla nostra lingua, ma per qualche ragione bisognose di un nuovo intervento, di una seconda o terza vita nel nostro lessico e nella nostra sintassi. A motivare la scelta di ritradurre possono intervenire tante ragioni: una volontà di attualizzazione della scrittura o dell’interpretazione, una riscoperta del testo di partenza, una nuova collocazione editoriale… Ma ogni ritraduzione porta a una conclusione teorica fondamentale: una traduzione non è mai definitiva, è sempre superabile. Per la potenziale inesauribilità di questo processo e per le implicazioni concrete che si trova a generare, due incontri del programma professionale di Tempo di libri a cura di Strade (entrambi venerdì 9 marzo presso il Digital Lab) affronteranno il tema della ritraduzione.

Dalle 17.00 alle 18.00 Il mercato dei classici stranieri: tradurre e ritradurre Quando si traduce o si ritraduce un classico, come si posiziona la traduzione sul mercato? Svecchiamento, nuova traduzione, traduzione d’autore?  Politiche editoriali, strategie di marketing, importanza della traduzione e della scelta del traduttore nell’ambito della ritraduzione di classici.

Dalle 18.30 alle 19.50 Un compito infinito per libri che non finiscono mai: tradurre e ritradurre i classici Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, scriveva Calvino. Nel labirinto delle traduzioni possibili, come si orienta chi gli dà voce in un’altra lingua e in un altro tempo? Sofocle, Brontë, Sterne, Joyce, Garcia Marquez: la parola ai traduttori.

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