Saviano e la lettera D a Tempo di libri. “Per salvare i dissidenti occorre diventare dissidenti”.

20 aprile 2017

Milano, 19 aprile 2017. A Tempo di Libri sono iniziati gli appuntamenti per la lettera D dissidente. Protagonisti del primo incontro lo scrittore Roberto Saviano, il giornalista dell’Espresso Marco Damilano e Asli Erdogan, in collegamento Skype dalla sua casa in Turchia, dove la scrittrice si trova agli arresti domiciliari perché accusata di propaganda e appartenenza a gruppi terroristici. Il giornalista e critico letterario Marino Sinibaldi ha coordinato l’incontro ricordando fin nelle prime battute Gabriele del Grande, il blogger e giornalista italiano detenuto in Turchia dal 10 aprile scorso.

La persecuzione dei dissidenti avviene perché dicono verità non accettate”, così Sinibaldi ha introdotto il tema rilanciando agli ospiti la domanda “Perché il racconto dei dissidenti in fiera?”.

Il giornalista Marco Damilano ha esordito citando proprio la protagonista del libro Il mandarino meraviglioso di Asli Erdogan: un donna vestita di nero, bendata, il cui occhio dimezzato le permetteva di vedere le cose più profondamente. “Nonostante le tecnologia, è come se il nostro sguardo si fosse dimezzato, ha argomentato Damilano, siamo più veloci, guardiamo tutto, ma lo facciamo con uno sguardo che resta in superficie. Chi narra dovrebbe avere sempre un feroce attaccamento alla realtà, perché è la realtà a creare dissenso. Oggi la realtà è sotto attacco da più fronti”. Secondo il giornalista essi sono di tre tipi diversi: il primo tipo di attacco arriva dal potere, che ha sempre un rapporto difficile con la realtà. “Lo story telling è sempre esistito: da sempre il potere racconta se stesso”. Il secondo attacco è quello della post verità e delle fake news che ribaltano il modo di vivere l’informazione in rete. “In questo contesto il dissenso non è che un tenace attaccamento alla realtà”. E infine il dissenso è minacciato dal narcisismo degli scrittori che scrivono per autocelebrarsi. Per difendere il dissenso messo a rischio da questi attacchi secondo Damilano occorrono memoria e conoscenza del contesto, per alimentare “quello sguardo che, seppure dimezzato, deve cercare di guardare sempre più in profondità”.

Poi è Asli Erdogan, scrittrice vittima della persecuzione del racconto della realtà, a prendere la parola in diretta Skype e a raccontare come abbia sperimentato in prima persona gli attacchi alla realtà dei suoi racconti.

Asli Erdogan: Mi pongo sempre la domanda: quanto della realtà io posso raccontare? La mia metafora preferita per descrivere questo processo è quella di me che guardo il mondo esterno di notte attraverso una finestra. Il mio viso si riflette sull’immagine della realtà e non esiste un confine tra me ed essa. Per superare il limite di questa commistione io cerco di parlare solo di semplici fatti. Questo è quello che io chiamo: vincere il gioco nel campo della realtà. Come? Osservandola da molto vicino. II lettori sono bombardati da informazioni e io devo riuscire ad avere effetto su di loro in un modo che faccia distinguere la mia voce dalle bugie più o meno sottili che vengono raccontate. Il mio impegno quotidiano consiste nel scegliere cosa narrare e come farlo”.

La dissidenza oggi è tutt’altro rispetto a quella del passato”, esordisce Roberto Saviano, “un tempo i dissidenti venivano presi, arrestati, isolati. Oggi vengono accusati di reati diversi dalla realtà che raccontano, la scrittrice Asli Erdogan ne è un esempio, il potere agisce così per infangare la loro credibilità e per screditarli”. Per Saviano oggi la dissidenza non consiste tanto nell’avere idee dissidenti in sé, quanto nella la capacità di comunicarle. “Ciò che rende pericoloso il dissidente è la persona che lo ascolta. Il potere non vuole che si approfondisca. La follia di Erdogan in Turchia è misura della nuova forma di dissidenza: Erdogan non perseguita gli intellettuali per le loro idee, né per la realtà che raccontano. Preferisce dichiararli colpevoli di connivenza terroristica per impedire loro di fare informazione. Il potere arresta e fa scappare gli intellettuali perché vuole dimostrare che sono stati pagati per fare quello che fanno. Saviano spiega che questa accusa fa presa sulla gente che non riflette sul fatto che chiunque ha bisogno di essere pagato per fare quello che fa. Se un intellettuale o uno scrittore lavorassero senza essere pagati, solo i ricchi sarebbero dissidenti e gli altri dovrebbero stare zitti. “Se non prendi tempo a capire queste cose t’hanno fatt, dice Saviano in napoletano, che significa “Ti hanno convinto”. E poi continua: “Il principale attacco del potere contro i dissidenti oggi consiste nell’infangare e deligittimare, senza mai entrare nel merito del dibattito. Si stanno trasformando i livelli della comunicazione e quindi gli organismi di controllo non riescono più a monopolizzare tutti gli spazi. Ammazzare Assange o Snowden è diventato troppo rischioso per una democrazia. La nuova forma di dissidenza vede da un lato qualcuno che esprime un parere e dall’altra parte qualcun altro che cerca di delegittimare la persona che esprime quel parere. Dunque per Saviano “la nuova forma della dissidenza sta tutta nella scelta dei libri che si leggono, nel tempo che viene dedicato alle storie e nell’approfondimento. È l’attenzione del pubblico l’unica salvezza per i dissidenti. Serve darsi tempo per approfondire. Per salvare i dissidenti occorre diventare dissidenti: è l’unico modo”.

Saviano consegna così un grande potere all’opinione pubblica e su questo argomento Damilano mette in guardia: “Il potere dell’opinione pubblica è una potenzialità e un rischio. Tutto ciò di cui stiamo parlando riguarda la democrazia e la democrazia comporta che si possa accettare la libertà di parola e di pensiero, ma anche che la si possa negare. Se la si rifiuta la democrazia diventa qualcosa di molto più pericoloso della dittatura vera e propria. Per esempio negli ultimi anni la rete è stata un veicolo di conformismo. Oggi abbiamo una grande capacità di mobilitazione per Gabriele Del Grande che 15 anni fa non avremmo avuto. Se questa possibilità non la utilizziamo diventiamo costruttori di nuovi muri e facciamo un favore a quei poteri che vogliono principalmente che non incontriamo l’altro.

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