Fiera dell'editoria italiana

8 12 marzo 2018
fieramilanocity

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I direttori dei quotidiani si incontrano a Tempo di libri per parlare di cultura. I nuovi lettori sono esigenti e preparati: da conoscenza la cultura è diventata esperienza.

22 aprile 2017

Milano, 21 aprile 2017. Il pubblico di Tempo di Libri ha affollato la sala Helvetica per ascoltare i quattro direttori dei principali quotidiani nazionali italiani parlare di cultura.

Mario Calabresi di la Repubblica, Luciano Fontana del Corriere della Sera, Guido Gentili del Sole24ore e Maurizio Molinari de La Stampa si sono confrontati sulla funzione delle pagine culturali dei giornali, a partire dai supplementi dei loro quotidiani.

Hanno condotto l’incontro Giovanni Peresson dell’AIE insieme a Chiara Valerio curatrice del programma generale di Tempo di Libri.

Maurizio Molinari ha introdotto TuttoLibri nato nel 1975 da un’idea di Arrigo Levi. “L’inserto è antico ma in continuo mutamento come la testata che lo ospita”. A cosa servono gli inserti culturali? “A costruire e coltivare il concetto di comunità intellettuale. Non si tratta solo di una comunità legata alla carta poiché riesce ad attraversare tutte le nuove tecnologie. Online i video generalmente non catturano l’attenzione degli utenti per più di un minuto e mezzo. Per i prodotti intellettuali non vale la stessa regola. I video che Bruno Ventavoli realizza per TuttoLibri mantengono una maggiore soglia di attenzione rispetto agli altri prodotti editoriali”.

Guido Gentili ha parlato della Domenica del Sole24Ore, nata da un’intuizione di Deaglio e Locatelli per rispondere all’esigenza descritta nello statuto del Sole secondo cui il giornale promuove la ‘cultura dell’innovazione’. Gentili: “La Domenica è un prodotto selettivo e sui generis che cerca di incrociare i saperi rispettando i criteri delle competenze”.

Luciano Fontana ha esordito dicendo che “non può esistere un giornale di informazione senza informazione culturale”. Poi ha raccontato la storia de La Lettura attraverso due passaggi fondamentali: la nascita nel 1901 da un’idea di Luigi Albertini come manifesto programmatico, con fotografie, disegni e colori. Il successivo rilancio del supplemento nel 2011. Fino al 2015 La lettura è stato in un inserto interno, poi, il giornale ha deciso di osare un passaggio ulteriore ancora più delicato: raddoppiare le pagine e moltiplicare i linguaggi in un supplemento separato dal giornale, con un costo minimo. “La sfida si è rivelata un inaspettato successo. La parola d’ordine, dice Fontana, è stata contaminazione.

C’è un’esigenza, un bisogno e una domanda”, ha esordito Mario Calabresi, “per questa ragione nascono e vivono i supplementi culturali”. È un dato di fatto che i lettori del giornale cartaceo si sono dimezzati, ma Calabresi ha sottolineato che si è contestualmente innalzata la soglia della qualità richiesta. “I lettori dei quotidiani oggi si identificano con coloro che comprano i libri, vanno al cinema e consumano cultura. L’inserto culturale deve essere una proposta di dialogo con loro. Dalla sintesi di Calabresi si evince che oggi i nuovi lettori sono più esigenti e preparati di un tempo, conoscono gli autori perché li incontrano di persona e dai giornali pretendono di più. “I lettori chiedono quadri di riferimento, orientamenti, contesti e punti di vista per mettere a fuoco quanto essi stessi vivono e sentono. Oggi la cultura è vissuta molto più come esperienza che come conoscenza. Non si spiegherebbero altrimenti il successo di festival, presentazioni con gli autori, i libri che diventano spettacoli e l’importanza sempre crescente del firma copie. Le recensioni culturali non sono più recensioni di idee ma di esperienze culturali”.

Alla domanda di Chiara Valerio circa l’identità e l’utilità della cronaca culturale nei giornali, il direttore della Stampa ha risposto che la funzione della cronaca culturale oggi è principalmente dare approfondimenti di qualità su ogni tassello della storia contemporanea. Per Gentili del Sole 24Ore i lettori chiedono selezione e sintesi: “Serve semplificare l’informazione e renderla fruibile”.

Fontana, del Corriere, prende atto che i lettori della carta sono diminuiti ma considerando tutte le piattaforme avverte che i giornali non hanno mai avuto così tanti lettori che chiedono una riflessione filosofica-scientifica sulla realtà: “Sui Social si fa conversazione, la buona informazione ha caratteristiche codificate e professionali che sono frutto di un dovere di trasparenza e d’attualità nei confronti del lettore”.

Per il direttore di Repubblica è necessario che la cronaca culturale stia in tutto il giornale e non relegata nelle pagine della cultura. “In un mondo in cui i lettori hanno largo accesso al dibattito, i giornali, se vogliono essere rilevanti, non possono essere imbellettati”, ha detto Calabresi,I lettori non hanno bisogno di essere tranquillizzati, hanno bisogno di essere sfidati. Bisogna riportare la vivacità che c’è fuori anche sui giornali”.

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