Bar Sport

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In occasione della sua seconda edizione, Tempo di Libri si arricchisce di un nuovo progetto speciale dedicato al binomio sport e narrazione, che consiste in un’area divisa tra un’anima pensata per vendere i titoli e una zona per eventi e presentazioni.

L’area espositiva sarà composta da piccoli stand e da una zona di esposizione collettiva. Inoltre gli espositori che partecipano alla fiera nell’area espositiva generale avranno la possibilità, a un prezzo più che vantaggioso, di essere presenti con uno stand più piccolo anche nell’area dedicata allo sport.

La nuova area trova ispirazione dal cambiamento in corso. Sempre più spesso infatti, quando si assiste a un evento sportivo il racconto che se ne fa sembra essere quasi più importante dell’evento stesso. Un confronto: la telecronaca della finale di Coppa del Mondo di Spagna 82 fatta da Nando Martellini e quella del 2006 di Fabio Caressa e Beppe Bergomi. Oggi la prima annoierebbe, per quanto Italia – Germania (82) sia stata decisamente una finale più entusiasmante (e ben giocata) di Italia-Francia (06).

È cambiato qualcosa? Certo: è cambiato il modo di raccontare lo sport.

Nell’epoca dello storytelling applicato a tutto, persino alla politica, non si può pensare a un evento sportivo senza un adeguato racconto. Che sia in diretta, che avvenga a voce, in video, su un sito, con un libro o su un quotidiano è ormai un dato di fatto che la qualità del racconto, dell’evento o del personaggio sportivo contribuiranno in maniera direttamente proporzionale al successo e alla notorietà di quell’evento o di quel personaggio.

L’epica sportiva non manca, ultimamente. Ci sono trasmissioni TV, case editrici e riviste che fanno dello sport una questione prima letteraria e poi sportiva. Perché parlare di sport significa parlare prima di tutto di uomini. E ogni uomo ha una sua storia. Bisogna solo saperla raccontare.

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